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La LE-UDSC, una mina vagante

La nuova legge sulle dogane, meglio nota con la sigla LE-UDSC, ha valore di quadro normativo. Non disciplina solo questioni doganali ma contiene anche altre disposizioni, riguardanti ad esempio l’imposta sul valore aggiunto o l’imposizione del tabacco, dell’alcol e degli oli minerali, che sono state stralciate dai disposti tributari proprio per essere integrate nella nuova legge. La LE-UDSC non contempla quindi solo i regimi doganali al confine ma raggruppa anche moltissime procedure affini, i cui dettagli verranno ripartiti su molti più disposti rispetto ad ora.

Il fatto che la nuova legge funga da quadro normativo implica che integri molte disposizioni intersettoriali. Queste disposizioni sono formulate in modo molto fumoso e generico allo scopo di tenere conto delle situazioni più diverse. Ciò significa che molti dettagli che in passato trovavano spazio nella legge ora verranno regolamentati a livello di ordinanza o di direttiva.

 

Difficoltà a livello esecutivo

Il quadro normativo permette di disciplinare molti aspetti più in fretta, in modo più agile e dinamico a livello di ordinanza o direttiva. Se a prima vista questa prospettiva appare addirittura auspicabile, a uno sguardo più attento non sfuggono gli svantaggi non indifferenti che comporta per entrambi i lati dello sportello. Prima di tutto, il rischio di contenzioso è maggiore, dato che i termini intenzionalmente poco chiari lasciano uno spazio di interpretazione eccessivo. Inoltre, se le disposizioni cambiano in fretta, è più difficile capire quali sono applicabili e quali non lo sono più.

Nel nuovo contesto è più difficile trovare la disposizione corretta e applicabile. Questa difficoltà emerge ad esempio quando si rilevano divergenze a posteriori. Se una disposizione è stata modificata spesso nel corso degli anni, bisogna capire se e quando è stata effettivamente commessa una violazione con effetto retroattivo e quale disposizione è stata infranta.

Con questa difficoltà si scontrerà anche il personale dell’UDSC quando dovrà fornire informazioni o consultare le norme nell’ambito della normale attività di controllo. Se una parte non sa (ancora) nulla della modifica, potrebbe scaturirne un conflitto. È vero che anche il diritto vigente non esclude questa eventualità, ma se le disposizioni cambieranno più in fretta, il potenziale è maggiore. Il rischio di conflitti può esacerbarsi anche nel caso in cui ordinanze e direttive vengono introdotte senza l’avvallo del Parlamento perché le parti interessate non verrebbero sentite nell’ambito della procedura di consultazione e le cerchie economiche potrebbero sentirsi giustamente svantaggiate.

 

A che punto è la LE-UDSC?

Le sfide suesposte potrebbero diventare realtà se la politica darà il proprio benestare alla forma proposta dall’UDSC. Nella primavera 2024 il Consiglio nazionale ha trasmesso al Consiglio degli Stati nell’ambito dell’iter legislativo ordinario una versione riveduta della LE-UDSC. Come già per il Consiglio nazionale, sarà dapprima la Commissione dell’economia e dei tributi a discuterla. Trasmetterà poi i risultati della propria valutazione al Consiglio degli Stati per la decisione. Se ci saranno divergenze tra le due Camere (cosa già ora molto probabile), verrà avviata la procedura di appianamento. L’esito è incerto. Il referendum sarebbe possibile.

C’è in ogni caso una nota positiva: questo processo non influenzerà ulteriormente l’ammodernamento delle IT nell’ambito di DaziT che viene implementato in base al diritto vigente.

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